Karate-DO (Shotokan)
Divulgare il vero concetto delle arti marziali in particolare del KARATE-DO dove il suffisso DO sta per via, quindi il karate visto sotto il suo profilo filosofico.

DOJO KUN

1) Hitotsu! Jinkaku kansei ni tsutomuru koto!
Cerca di perfezionare il carattere
2) Hitotsu! makoto no michi o mamoru koto!�
Percorri la via della sincerit�
3) Hitotsu! doryoku no seishin o yashinau koto!�
Rafforza instancabilmente lo spirito
4) Hitotsu! reigi o omonzuru koto!�
Osserva un comportamento impeccabile
5) Hitotsu! kekki no yu o imashimuru koto!
Astieniti dalla violenza e acquisisci Autocontrollo
Il nostro stile “Shotokan”
Il primo marzo 1938, il dojo Shotokan viene costruito. Esso diventa il centro dell’insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è frequentato da numerosi adepti fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Sara distrutto dal bombardamento del marzo 1945.
Perché il nome “Shotokan” ? G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie, le calligrafava con notevole arte; egli aveva scelto come pseudonimo di calligrafo Shoto (fruscio della pineta). II suo paese natale era infatti dominato dal castello di Shuri, che era prolungato da colline e da monti coperti da foreste di pini. Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan (Monti della coda di tigre).
G. Funakoshi aveva l’abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto le stelle.Il fruscio dei pini lo accompagnava da allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate, il ricordo del canto della pineta lo riportava ai sentimenti dell’infanzia e della giovinezza. E quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di karate, vuole ancora legare l’immagine del fruscio della pineta alla via che segue nel karate.
“Amerei proseguire la via del karate, cosi come la vita, nella grazia della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini”, scrive Funakoshi. E’ nella primavera del l938 che egli affigge l’insegna “Shotokan ”(kan significa casa o dojo) davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi ha 70 anni.
Non si tratta più di un arte marziale e basta, ma di un modo di essere un modo di comportarsi di porsi di fronte agli altri che diventano non più il nostro nemico da battere, ma consapevoli della propria forza, un amico da amare, questo concetto è stato ben evidenziato dalle parole di un maestro di questa arte “disse EGAMI: In un arte marziale, prima pieni di odio, si cerca di distruggere l’avversario, poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d’amore di vincerlo senza combattere…”
Nata per le difficoltà della vita e la lotta per la sopravvivenza si trasforma oggi in lavoro sulla propria salute fisica e mentale che è il combattimento più difficile da realizzare in una società dove è sempre più difficile identificarsi è trovare punti di riferimento.
Sfatare il detto che il karate è uno sport poco adatto alle donne e da combattimento, per quanto riguarda la prima affermazione il karate è più che mai adatto alle donne in quanto sfrutta le caratteristiche morfologiche tipiche del fisico femminile quali una muscolatura elastica e una buona mobilità articolare, un karateka non si distingue per una grossa massa muscolare, ma per una muscolatura ben definita che permette movimenti veloci.
In ultimo occorre distinguere il combattimento sportivo, dalle situazioni spiacevoli che si possono verificare in strada, un karateka se costretto ha la possibilità di difendersi contro avversari fisicamente più forti, in quanto uomini e donne senza essere “RAMBO”, diventano in grado di poter sfruttare la loro preparazione come difesa personale.
- Obbiettivo principale
Portare tutti i ragazzi che si avvicinano a quest’arte a credere in se stessi, dove la competizione deve essere un momento di aggregazione vissuta in amicizia, un momento in cui prima di vincere sugli altri occorre vincere se stessi. Far partecipare i ragazzi a tutte le competizioni per loro organizzate in particolare dai 6 ai 14 anni dove si confrontano su una dimensione rituale simbolica, l’esecuzione dei KATA che tradotto significa combattimento figurato contro uno o più avversari cioè l’esecuzione codificata di una serie di tecniche. La nostra associazione si impegna ad organizzare annualmente un trofeo dedicato in particolare ai ragazzi in età scolare di 6 ai 14 anni, dove con sforzi considerevoli, in questi anni abbiamo sempre premiato tutti i partecipanti, dal primo classificato all’ultimo, proprio perché parlando di ragazzi deve essere soprattutto premiata la loro voglia di competizione.
Per essere conosciuti, e far conoscere soprattutto le proprie idee occorre sempre essere presenti; per questo motivo partecipiamo numerosi alle attività proposte dalle federazioni a cui apparteniamo.
- Individuare le esigenze e le opportunità dei nostri ragazzi
Per arrivare a portare i ragazzi in grado di competere con i loro coetanei occorre programmare un lavoro progressivo sul piano dell’apprendimento.
Per i giovani, gli obbiettivi immediati sono meno importanti, il primo obbiettivo è quello di alzare le qualità fisiche, inserendo gradualmente le esperienze agonistiche; qui verrà quindi privilegiata la fase di formazione.Per gli atleti più anziani, la possibilità di incrementare le qualità fisiche si riduce, mentre è più facile un costante rendimento di buon livello; si avrà un prolungarsi del periodo dedicato al mantenimento della forma e una riduzione del periodo dedicato al suo raggiungimento.
- Programma d’apprendimento
L’apprendimento e la pratica del Karate si sviluppano fondamentalmente attraverso tre metodiche: il Kihon, il Kata, il Kumite.- Il Kihon consiste nell’eseguire singolarmente o in combinazione le varie tecniche che compongono il metodo del Karate, ripetendole più volte al fine di impadronirsene al punto di renderle automatiche. Prima lentamente, poi velocemente ogni singola tecnica viene analizzata e compresa nella sua forma ideale; la dinamica di ogni movimento è accuratamente studiata per ottenere la massima efficacia con il minimo sforzo.
Durante questa pratica, oltre che imparare gradualmente e sistematicamente le tecniche e comprenderne i principi, l’allievo impara ad usare correttamente la propria energia, la respirazione ed il funzionamento del proprio corpo. - Il Kata è un insieme di parate, contrattacchi, spostamenti che si svolgono secondo ordine, ritmo e coordinazione precisa e che simboleggiano un combattimento reale contro più avversari.
Nel Kata è importante capire il significato dei movimenti ed esprimerlo evidenziando la successione delle tecniche di difesa e contrattacco, così come deve essere compresa ed evidenziata la successione degli ipotetici avversari.
L’allenamento quotidiano conferisce la calma necessaria non solo per una armoniosa conduzione del Kata, ma anche della vita. Abitua a concentrare lo spirito e il pensiero su un punto e su quello soltanto. Nel Kata nulla è superfluo, ogni minimo movimento è stato studiato minuziosamente dai grandi Maestri che li hanno creati, ognuno con uno scopo preciso: alcuni per plasmare il corpo rafforzandolo e potenziando muscoli e ossa, altri per acuire i riflessi e stimolare la velocità. - Il Kumite è il combattimento tra due avversari, nel corso del quale si dà pratica applicazione alle tecniche apprese durante l’allenamento formale, abituandosi in tal modo a dare alle stesse significati concreti.
Il combattimento deve essere affrontato con serenità di spirito, lealtà e correttezza, con la piena convinzione di dover rispettare la capacità tecnica, la dignità personale e l’integrità fisica dell’avversario. Per raggiungere questo risultato si deve profondere il massimo impegno fisico e psichico, mantenere la maggiore concentrazione ed impiegare tutta la forza e la potenza nell’esecuzione delle tecniche.
Questo costituisce una prova di rispetto verso l’avversario, una dimostrazione che non lo si sottovaluta, rappresenta un impegno di onestà personale, poiché nessuna tecnica deve essere portata con l’intenzione di ferire.
La potenza impiegata, la forza profusa, l’impegno espresso non sono che un modo per raggiungere un livello sempre più alto, aiutando nel medesimo tempo gli altri a conseguire lo stesso scopo.
- Il Kihon consiste nell’eseguire singolarmente o in combinazione le varie tecniche che compongono il metodo del Karate, ripetendole più volte al fine di impadronirsene al punto di renderle automatiche. Prima lentamente, poi velocemente ogni singola tecnica viene analizzata e compresa nella sua forma ideale; la dinamica di ogni movimento è accuratamente studiata per ottenere la massima efficacia con il minimo sforzo.
